Fondi, 14 Febbraio 2019
AGLI ORGANI DI STAMPA
Il Sindaco di Fondi Salvatore De Meo e l’Assessore ai Servizi sociali Dante Mastromanno apprendono con stupore che il sito internet “Corriere delle Città” abbia pubblicato in data odierna l’articolo «Fondi: “Custodi assunti in nero dal Comune e non pagati”. La denuncia di Destra Sociale», fuorviante nel titolo e nei contenuti, riportante le dichiarazioni di un concittadino, tale L.R., inserito in un percorso di risocializzazione attivato dal Comune di Fondi, e del coordinatore e del portavoce di Destra Sociale Fondi Alberto Di Fazio e Gaetano Lambraia.
Il citato sito ha omesso di controllare “le informazioni ottenute per accertarne l’attendibilità” (cfr. art. 9 del Testo unico dei doveri del giornalista, approvato dal Consiglio Nazionale il 27 Gennaio 2016) così come i suddetti coordinatore e portavoce, che per evidenti scopi di mera polemica politica hanno raccolto sommariamente, espresso e diffuso dichiarazioni e giudizi lesivi del buon operato degli Uffici comunali e dell’immagine del Comune di Fondi.
Spiace rilevare che un’importante iniziativa di contrasto al disagio sociale sia stata completamente travisata e strumentalizzata, con il rischio di averne confuso le premesse e le finalità che invece riteniamo doveroso ribadire, in quanto trattasi di una misura concreta con cui l’Ente interviene non in modo meramente assistenzialista come nel passato ma impegnando e stimolando il soggetto beneficiato in un percorso inclusivo e risocializzante. Si precisa infatti che da molti anni il Comune di Fondi ha attivato interventi volti al reinserimento sociale di soggetti in condizioni di particolare svantaggio socio-economico. Uno dei suddetti interventi consiste nell’erogazione di un contributo di natura meramente assistenziale a fronte di una prestazione, per qualche ora al giorno, di attività di pubblica utilità volta essenzialmente al decoro cittadino. L’intervento si configura come percorso risocializzante e non come rapporto di lavoro dipendente – lo si precisa espressamente nella Determinazione dirigenziale n°50 del 28 Gennaio 2019 – anche se l’Ente provvede alla copertura INAIL (equiparando tali soggetti ai tirocinanti) e alla responsabilità civile verso terzi.
Nel caso di specie il nucleo familiare del sig. L.R. è in carico ai Servizi sociali da diversi anni beneficiando di contributi economici, esoneri delle rette per la mensa e il trasporto scolastico, buoni spesa, inserimenti risocializzanti diretti a lui e al coniuge, etc. Il sig. L.R., come già avvenuto in passato, è stato inserito in un percorso di risocializzazione con decorrenza 7 Dicembre 2018 e fino al 31 Gennaio 2019 affinché svolgesse la sua attività di pubblica utilità presso strutture comunali a fronte di un contributo complessivo, di cui si ribadisce la natura meramente assistenziale, di Euro 650,00 per l’intero periodo e da erogare in due parti.
La prima erogazione, relativa al Dicembre 2018 e che doveva essere effettuata agli inizi di Gennaio 2019, è slittata a fine mese solo per ragioni di natura tecnico-contabile per essere coincisa con la fine dell’anno finanziario; la seconda erogazione, relativa al Gennaio 2019, è stata autorizzata in data 13 Febbraio u.s. e l’Ufficio Ragioneria sta provvedendo alla liquidazione.
Per quanto riguarda il buono spesa assegnato al sig. L.R. si precisa che lo stesso non è assolutamente sostitutivo di alcuna erogazione bensì trattasi di un mero aiuto economico aggiuntivo che rientra nell’ambito dei numerosi interventi effettuati, comunque a richiesta dell’interessato e previa valutazione dell’Assistente sociale che segue il caso e che ha ritenuto di doverlo erogare avendo riconosciuta la gravissima situazione di indigenza dell’intero nucleo familiare.
Ci si augura che il “Corriere delle Città” – il cui sito internet è sprovvisto dell’indicazione del direttore responsabile e di qualsiasi altra informazione redazionale, nonché di un qualsivoglia indirizzo mail – provveda a rettificare “con tempestività e appropriato rilievo le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate” (cfr. il citato art. 9), come nel caso di specie, e che il dibattito politico si possa basare su fatti documentati e non su notizie prive di fondamento e giudizi sommari.