Fondi, 16 Agosto 2011
AGLI ORGANI DI STAMPA
Dopo la profonda indignazione espressa dal Sindaco di Fondi Salvatore De Meo e dal Presidente del Consiglio comunale Maria Luigia Marino a seguito delle dichiarazioni del senatore dell'IDV Stefano Pedica offensive della rispettabilità di Fondi e dei suoi abitanti arriva, inaspettata, una acuminata quanto impropria replica a firma del Consigliere comunale PD Bruno Fiore.
Il Sindaco e il Presidente del Consiglio avevano osservato come le affermazioni di Pedica sulla realtà fondana fossero caratterizzate sistematicamente da una deliberata volontà di avvalorare un'immagine negativa della nostra città. E pertanto essi, da cittadini ed amministratori, ritenevano di non dover tacere a fronte di un atteggiamento fortemente lesivo dell'immagine di Fondi. Come sempre, dunque, chi rappresenta istituzionalmente la nostra Città non è stato mosso da alcuna volontà di far polemica spicciola e di parte ma semplicemente dall'urgenza di smentire dichiarazioni approssimative che contribuivano ancora una volta a gettare discredito su una comunità sana.
Anch'egli cittadino fondano e pubblico amministratore, il Consigliere Fiore, anziché concorrere a smentire categoricamente un sillogismo mendace (molti detenuti fondani nel carcere di Latina, ovvero: presenza ingente della criminalità organizzata nel contesto cittadino) si spinge invece a suffragare un dato irreale (a suo dire, infatti, il 25 % dei detenuti di Latina sarebbe di Fondi) per portare acqua al mulino di Pedica. Ci chiediamo dove mai il Consigliere Fiore abbia attinto per riportare quelle cifre, e perché manifesti perplessità sul fatto che il senatore IDV abbia diffuso realmente un comunicato, invece facilmente reperibile su alcuni siti internet.
Ma c'è di più. Come se ciò non bastasse, lo stesso Fiore ha voluto alterare le dichiarazioni rilasciate Venerdì 12 Agosto u.s. in conferenza stampa dal Sindaco De Meo in merito all'articolo pubblicato dal settimanale "L'Espresso" nel Giugno scorso. Poiché il direttore del periodico in questione si è ben guardato, come prescrive invece la normativa sulla stampa, di pubblicare la rettifica inviata da De Meo a seguito di notizie confusionarie e ironiche su Fondi ed i suoi amministratori a firma di Paolo Biondani, il Sindaco ha semplicemente fatto presente che non essendo stata rispettata la legge egli sarà "costretto" a tutela personale ma soprattutto del buon nome di Fondi e dei suoi abitanti a "chiedere l'applicazione delle penali" nei confronti del succitato settimanale allo scopo di vedersi riconosciuto il diritto di replica. Altro che volontà di "diffamazione dei mass media" che "fanno il loro dovere"! ("L'Espresso" avrebbe fatto il proprio dovere con la pubblicazione della rettifica del Sindaco). Ora, si comprende bene come Fiore possa avvertire un certo disagio nei confronti de "L'Espresso" - essendo stato anche citato nell'articolo di cui sopra - perché ciò che è stato a suo tempo scritto viene legittimamente contestato da chi ha a cuore la propria città. Ma che si arrivi ad accusare di essere "portavoce del negazionismo" chi sente il dovere di tutelare l'onorabilità dei fondani davanti all'opinione pubblica nazionale è sinceramente troppo.
Piuttosto egli farebbe bene ad interrogarsi sui reconditi motivi che hanno spinto l'ex Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo a rilasciare una lunga quanto dettagliata intervista al quotidiano "la Repubblica", pubblicata il giorno di Ferragosto, nella quale oltre a dilungarsi ampiamente su motivazioni del tutto personali, non ha mancato di rilasciare una dichiarazione assolutamente insincera riguardo al MOF, ovvero che egli avrebbe "commissariato il mercato ortofrutticolo inquinato dalla camorra". Come Fiore ben sa, Marrazzo decise di sostituire, ovvero di non riconfermare la fiducia ad un Presidente che era espressione del PD, vale a dire del partito di maggioranza relativa della coalizione di centrosinistra che lo sosteneva in Regione. C'è da stendere un velo pietoso su un'altra dichiarazione di Marrazzo, relativa a presunte speculazioni urbanistiche da questi bloccate sul lago, poiché chi è a conoscenza dei fatti sa bene che la complessa questione non è riferibile alla politica degli ultimi anni ma affonda le sue radici nel lontano 1973, quando venne adottato il vigente PRG.