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Inaugurazione esposizione collettiva "Il primo risveglio": Sabato 6 Ottobre 2012 presso la Basement Project Room

03 Ottobre 2012

Fondi, 3 Ottobre 2012


AGLI ORGANI DI STAMPA



La Basement Project Room riapre le sue porte dopo la pausa estiva con una nuova esposizione collettiva, "Il primo risveglio", che riunisce sei artisti - Luca De Angelis, Paolo Garau, Andrea Liberni, Quiet Ensemble, Anna Maria Saviano, Marco Soellner - che sebbene conducano percorsi originali e distinti, sono legati da molte affinità intellettuali e dalla padronanza e il rispetto per la buona tecnica.
L'inaugurazione è prevista per Sabato 6 Ottobre p.v. alle ore 18.00 negli spazi della Basement Project Room di via San Tommaso d'Aquino n°26 e l'esposizione sarà accessibile al pubblico fino al 28 Ottobre.
La mostra, che si avvale del patrocinio del Comune di Fondi, è inserita tra gli eventi della 8^ Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI - Associazione dei musei d'Arte contemporanea su tutto il territorio nazionale.
Così i curatori presentano la collettiva: «"Il primo risveglio" arriva nel pieno di una bella giornata, in una di quelle tranquille mattine in cui tutto sembra sospeso in un misterioso silenzio, e il cielo e le nuvole sono un tutt'uno, avvolti e come placati in un'armonia da primo mattino del mondo, quando, terminata la notte, tutto si dissolve nel risveglio, nell'evocazione di una presenza precaria, come una nuvola o come una sottile nebbia. Da una parte la bella giornata aperta sull'infinito, con l'azzurro del mare che inavvertitamente trapassa nell'azzurro del cielo, la superficie solcata a perdita d'occhio dai venti mutevoli, segnata da sinuose correnti con lievi variazioni di colore, dominata dalla tirannica luce tirrenica che si posa implacabile su tutte le cose; dall'altra il senso di totale appagamento dell'occhio quasi non fosse separato dall'anima, la quale è abituata a credere che dietro il mondo delle apparenze ce ne sia un altro più significante: quello del risveglio percorso da una sottile angoscia del vuoto, e se ne sta in disparte, come se non potesse partecipare alla festa di luce che le viene imbandita in questo tardo settembre. Ogni lavoro presentato è il tentativo di ricatturare quel momento di improvviso risveglio, capace di scomporre analiticamente il mistero della luce come ogni sfaccettatura di un diamante. Ricomincia il desiderio di ricomporre le tessere del proprio passato e il bisogno di guardare al futuro, tra l'impulso di diventare grandi e la necessità di restare piccoli, ancora un poco. Soltanto le tracce del tempo passato, tutto ciò che la nostra memoria conserva e che le varie forme dell'arte e dell'agire umano ci consegnano oggi, nel presente, può essere chiamato "essere": cosa sia quell'"essere" rimane un enigma. Come può il tempo, che è presente, passato e futuro, essere un tempo unitario, se possiamo vedere sempre e solo il presente Questo richiederebbe una "protensio animi", una capacità dello spirito di protendersi ed allungarsi; ed è proprio questa che chiamiamo coscienza, un'apertura a ciò che ha da venire, all'attesa, all'avvenire. Attraverso il risveglio - il comprendere - il nostro esperire vivente si allarga e raggiunge uno spessore più alto. E uno resta così, col finale appeso in gola e voglia di sputare per terra: nessun ordine ha più senso, perché, magari, non si esiste mai solo per qualcosa o per qualcuno, si allenta la presa e non si può che distrarsi, in modo continuo, involontario e spietato, anche dalle cose e dalle persone che si amano».

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