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Il Sindaco di Fondi scrive a colleghi della Provincia di Latina, ANCI, parlamentari ed amministratori regionali e pontini

12 Aprile 2013

Fondi, 12 Aprile 2013

AGLI ORGANI DI STAMPA

 

Il Sindaco di Fondi Salvatore De Meo, traendo spunto da una mail inviata a numerosi colleghi dal primo cittadino del Comune sardo di Padru Antonio Satta con l'auspicio di avviare una valutazione collettiva sulla difficile fase che i Comuni italiani stanno attraversando, ha scritto una accorata lettera ricca di spunti di riflessione sul ruolo dei Sindaci e sulle difficoltà dei municipi alla luce delle ristrettezze di bilancio, delle carenze e delle imposizioni fiscali del governo centrale.

La missiva è stata spedita all'ANCI e ai Sindaci della Provincia di Latina e inoltrata ai parlamentari provinciali, al Presidente della Regione Lazio, ai deputati regionali pontini e al Presidente dell'Amministrazione provinciale di Latina.

Scrive il primo cittadino di Fondi: «E' indubbio che la concomitanza di tre crisi - economica, politica e istituzionale - quale stiamo da tempo attraversando non favorisce di certo l'anello più debole della catena di governo, ovvero gli Enti locali ed in primis i Comuni, che pur rappresentano il cuore dello Stato. Tutti sembrano essere consci del delicato ruolo che i Sindaci assumono e del rilevante lavoro che quotidianamente svolgono, ma nei fatti tale presunta consapevolezza non si traduce in una concreta attenzione al nostro lavoro e al complesso e articolato sistema territoriale che amministriamo, con le responsabilità civili e penali che ne conseguono. I doveri di chi indossa la fascia tricolore - nei più disparati ambiti: sicurezza sociale, servizi essenziali da garantire, crescita economica e culturale delle nostre comunità, miglioramenti urbanistici ed infrastrutturali - collidono sempre più con le carenze di bilancio, l'impossibilità di procedere ad adeguate assunzioni per far fronte alle limitatezze di organico, gli obblighi di maggiore imposizione fiscale e le difficoltà procedurali che vengono imposti dall'alto. Gli esempi fatti dal Sindaco di Padru - l'IMU e la TARES - sono più che significativi per gli aggravi che comportano per i cittadini, ma purtroppo non sono i soli».

De Meo si sofferma infatti anche sul M.E.P.A., il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione che rappresenta ormai un obbligo per l'acquisizione di prodotti e servizi, evidenziando una serie di perplessità sugli effettivi vantaggi che esso potrà apportare, pervenendo a queste considerazioni: «Giungiamo pertanto al paradosso: dilatazione della tempistica amministrativa, vantaggi non effettivi dal punto di vista della "Spending review", rischi di depauperamento del tessuto economico locale e di scadimento della qualità per rincorrere il prezzo più basso... che spesso non risulta essere tale. Questa è soltanto una delle numerose incongruenze con cui i Sindaci devono fare i conti, che si sommano ai rischi quotidiani di incrinatura della coesione sociale a fronte della crisi economica, della perdita di posti di lavoro, della diminuzione del potere d'acquisto determinato anche dagli aumenti delle aliquote deliberati dallo Stato centrale. Elementi depressivi che inducono anche un crescente incremento delle richieste di sussidi sociali, che non possono essere soddisfatte con i bilanci comunali, delle ludopatie e della microcriminalità a "fini alimentari"».

«A fronte di tutto ciò - prosegue il Sindaco di Fondi - valgono ben poco l'oculatezza degli amministratori e l'abnegazione del personale amministrativo, che seppur sottodimensionato si prodiga per quanto di sua competenza, e per senso di responsabilità civica anche oltre i propri doveri, con risultati spesso encomiabili. I sacrifici di bilancio imposti dai tagli lineari imbrigliano i Comuni ad un letto di Procuste che li rende tutti inutilmente uguali poiché tutti ugualmente impotenti. Cosa dobbiamo essere costretti a fare affinché chi di dovere acquisti consapevolezza della drammaticità di una situazione che viviamo da ormai troppo tempo Come far comprendere che è indispensabile liberare risorse per rivitalizzare gli oltre 8.000 anelli che compongono la spina dorsale d'Italia ».

In seguito De Meo fa trasparire una dolente valutazione della stasi politico-istituzionale a livello nazionale: «Di fronte a questo scenario sempre più preoccupante la politica e le Istituzioni nazionali appaiono quanto meno smarrite, impantanate in stucchevoli esercitazioni teoriche, incapaci di perseguire una linea avveduta sul doppio binario di una nuova ed efficace architettura istituzionale e di un indirizzo economico capace di tirarci fuori dal pantano della crisi in cui stiamo sprofondando. I veti incrociati che a circa cinquanta giorni dalle elezioni impediscono agli italiani di vedere in carica il nuovo governo sono la rappresentazione plastica più evidente di come non si riesca a farsi interpreti di spinte e bisogni che provengono dalla società».

Le conclusioni sono amare, puntellate da un pizzico di speranza: «Poco più di due anni fa abbiamo celebrato con emozione ed orgoglio il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, supportati dall'incessante e convinto richiamo all'Unità nazionale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggi sembra già svanito il forte richiamo simbolico del 17 Marzo 2011. Anziché divenire il punto di partenza di un nuovo cammino verso il completamento dell'unificazione a tutti gli effetti del nostro Paese quella giornata commemorativa rischia di essere ricordata a posteriori solo come un punto di arrivo, a seguito del quale la disunione e disarticolazione tangibili della nostra Italia rischiano di produrre effetti sempre più preoccupanti. Mi rimetto alle vostre considerazioni con l'auspicio di una serena e attenta riflessione che sia foriera di proposte ed atti concreti. Sinceri auguri di buon lavoro».

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