Fondi, 7 Febbraio 2013
AGLI ORGANI DI STAMPA
Sabato 9 Febbraio p.v. alle ore 20.30 presso Palazzo Caetani sarà rappresentato lo spettacolo "Arbeit macht frei - Il lavoro rende liberi", diretto dal giovane attore fondano Giovanni Pannozzo e andato in scena anche il 24 e 25 Gennaio u.s. presso l'ITC "Libero de Libero" di Fondi con il coinvolgimento degli alunni dell'istituto.
L'iniziativa, che si avvale del patrocinio del Comune di Fondi e del Parco regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, si propone di rinnovare l'attenzione collettiva sul dramma della Shoah a pochi giorni dalla celebrazione della "Giornata della memoria", in occasione della quale l'Amministrazione comunale aveva promosso in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Sud Pontino e l'Associazione Amici del Parco alcune manifestazioni pubbliche che hanno visto il partecipe coinvolgimento di numerosi studenti. Alcuni di essi sono stati anche protagonisti del "Viaggio della memoria", iniziativa sostenuta dall'Amministrazione provinciale di Latina e dal Comune di Fondi, che dal 24 al 30 Gennaio scorsi li ha portati in visita in un luogo simbolo dell'orrore nazifascista: il campo di concentramento di Auschwitz.
"Arbeit macht frei", interpretato da Gloria di Maria, Giorgia Piracci e Dario de Francesco, è una intensa rappresentazione che invita alla riflessione sulla Shoah e sulle barbarie commesse nel secondo conflitto mondiale.
«Attraverso il teatro, la musica e il cinema - afferma Giovanni Pannozzo - viene rappresentata la deportazione di quelle "anime innocenti", dal loro ingresso al campo fino alla morte, per non dimenticare uno dei più tragici eventi della storia dell'umanità».
La scritta "Arbeit macht frei", il cui significato letterale è "Il lavoro rende liberi", campeggiava sul cancello d'ingresso del lager di Auschwitz. Quella frase, scriveva Primo Levi, «è più probabile che avesse un significato ironico: che scaturisse da quella vena di umorismo pesante, protervo, funereo, di cui i tedeschi hanno il segreto, e che solo in tedesco ha un nome. Tradotta in linguaggio esplicito, essa, a quanto pare, avrebbe dovuto suonare press'a poco così: "Il lavoro è umiliazione e sofferenza, e si addice non a noi, Herrenvolk, popolo di signori e di eroi, ma a voi, nemici del terzo Reich. La libertà che vi aspetta è la morte". In realtà, e nonostante alcune contrarie apparenze, il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme».